VOI E NOI Lc 8,1-3

In quel tempo, Gesù se ne andava per città e villaggi, predicando e annunciando la buona notizia del regno di Dio. C’erano con lui i Dodici e alcune donne che erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità: Maria, chiamata Maddalena, dalla quale erano usciti sette demòni; Giovanna, moglie di Cuza, amministratore di Erode; Susanna e molte altre, che li servivano con i loro beni.

Lc 8,1-3

La “buona notizia del regno di Dio”. Questa espressione racchiude tutto il senso della vita e della missione di Gesù.

Parla di qualcosa di positivo, di fresco, di gioioso per la vita delle persone e questo aspetto è tanto importante da essere diventato perfino il titolo dei testi che ci consegnano la vicenda di Gesù: “Vangelo” in greco significa appunto “buona notizia”, “lieto annunzio”.

L’annuncio e l’azione di Gesù hanno quindi, in prima battuta, lo scopo di contribuire alla felicità delle persone, alla loro umanizzazione, non quello di convertirle ad una religione o vincolarle all’osservanza rigida di alcune norme o verità precostituite.

E’ un annuncio che parla di un “regno di Dio”, che coniuga quindi il divino con una forma sociale, civile, perfino politica dello stare al mondo.

Sono due caratteristiche che possono sembrare scontate, ma che sono in realtà di un’importanza e di una potenza davvero rivoluzionarie.

In prima battuta infatti il divino viene liberato dalla sua forma ambigua e ambivalente di “fascinoso e tremendo”, per dirla con le parole del celebre studioso Rudolph Otto. Dio perde la caratteristica di essere qualcosa a cui l’uomo possa affidarsi e dal quale debba al contempo guardarsi e di cui debba contenere la furia, per rivelarsi invece totalmente a favore delle sue creature.

Allo stesso tempo Dio smette di essere confinato in un luogo sempre troppo lontano e inaccessibile (la montagna sacra, i cieli, l’aldilà) per essere invece trovato là dove gli uomini e le donne di ogni tempo faticosamente vivono e convivono.

Là in quelle trame sociali e relazionali, non altrove e non con altro scopo di rendere quelle stesse trame più “buone”, più umane, più felici.

Non stupisce, a questo punto, che i Vangeli registrino la presenza inedita e scandalosa per la cultura di quel tempo (e per la nostra?) di un gruppo di donne tra le fila dei discepoli del Nazareno. Tra esse figurano anche persone dai trascorsi o in una posizione sociale discutibili. Questo “regno”, dunque, questa società, possono essere “divini” soltanto a condizione che siano davvero per tutti e tutte. Possono essere tali solo a patto che vengano abbattuti tutti i “noi e loro” che discriminano, tutte le forme di ingiustizia (comprese quelle economica ed ecologica) che fanno sì che i diritti e le possibilità che dovrebbero essere per tutti siano soltanto privilegi di alcuni.