VENDITORI DEL TEMPIO E PROFETI, IERI E OGGI Lc 19,45-48

In quel tempo, Gesù, entrato nel tempio, si mise a scacciare quelli che vendevano, dicendo loro: «Sta scritto: “La mia casa sarà casa di preghiera”. Voi invece ne avete fatto un covo di ladri».
Ogni giorno insegnava nel tempio. I capi dei sacerdoti e gli scribi cercavano di farlo morire e così anche i capi del popolo; ma non sapevano che cosa fare, perché tutto il popolo pendeva dalle sue labbra nell’ascoltarlo.

Lc 19,45-48

Gesù scaccia i venditori dal tempio: un gesto spesso definito «profetico». Il termine «profeta» recentemente in ambienti ecclesiali è stato dedicato a cristiani che nel secolo scorso hanno condotto una vita radicalmente evangelica, spesso non essendo compresi o addirittura essendo emarginati dalla Chiesa gerarchica. Lo stile di vita, le parole, i gesti di alcuni profeti hanno lasciato un segno profondo anche nella società civile ed successo che fossero apprezzati e seguiti più da persone ai margini della Chiesa o che poco avevano a che fare con essa. Restando in Italia, pensiamo a don Primo Mazzolari, don Lorenzo Milani e don Zeno Saltini, tra i molti che si potrebbero citare. Papa Francesco ha recentemente compiuto dei pellegrinaggi nei luoghi dove essi sono vissuti e sulle loro tombe, per dare un riconoscimento della verità della loro profezia. Ha così compiuto un passo importante per riconciliare la gerarchia con lo spirito profetico.

I venditori del tempio sono il segno del compromesso tra il servire Dio e il denaro. Solo Gesù, nella sua epoca, ha il coraggio di denunciare questo compromesso e lo condanna aspramente con parole e gesti. Noi ci sentiamo subito dalla sua parte e ci sembra di essere lì, a Gerusalemme, a goderci la scena soddisfatti! Ora riflettiamo su due situazioni.

La prima. Partecipiamo a un pellegrinaggio parrocchiale in un bel santuario. Iniziamo subito a scattare delle foto col cellulare e a inviarle a chissà chi, poi preghiamo un po’ e raggiungiamo il posto dove poter accendere una candela, poi cerchiamo il negozio di souvenir religiosi per qualche piccolo acquisto, poi un bar per un caffè o un gelato (dipende dalla stagione), se poi la visita è di qualche ora, non mancherà la sosta in un buon ristorante, magari con specialità del luogo.

Al ritorno, sul pullman, scambiamo qualche chiacchiera con gli amici: è stato proprio un bel pellegrinaggio! Secondo voi ci riferiamo all’esperienza spirituale o al pranzo? Al netto avremmo pregato qualche minuto (un’ora se c’è stata la Messa)! Si potrebbe concludere che anche noi abbiamo bisogno che Gesù scacci oggi nella Chiesa degli aspetti che poco hanno a che fare con il senso del pellegrinaggio.

Ammetto di aver disegnato una caricatura, ma non troppo distante dalla realtà! Non è, infatti, un problema quel caffè o quella foto che prendiamo nei santuari, ma dobbiamo ritrovare quell’esperienza di preghiera semplice e profonda che i santuari hanno il dono di offrirci e di cui abbiamo sete. Molto dipende da noi, ma abbiamo anche bisogno di vescovi, rettori, parroci che siano profeti e ci aiutino a vivere queste esperienze. Quante occasioni sprecate, se no!

La seconda. Andiamo in chiesa alla domenica. Abbiamo la percezione di trovarci in una casa di preghiera? Non sempre. Forse se arriviamo presto e la chiesa è già aperta e non c’è ancora gente dentro! Poi arriva il caos! A un certo punto inizia la Messa. Il clima si fa più concentrato. Inizia la celebrazione. Grazie a Dio in molte parrocchie si respira ancora un senso di fede. La fede del singolo si incontra con la fede degli altri credenti. Non ci sentiamo soli, ma parte della comunità ecclesiale. Sentiamo che gioca un ruolo fondamentale il celebrante.

Quanto è importante che sia un profeta! Che sia uno che ci aiuti a scacciare dalla mente e dal cuore ciò che ci distoglie dal bene; che sappia gestire la liturgia senza eccessi di sacralità e senza diventare un presentatore televisivo; che soprattutto ci offra un bel commento della Parola, perché noi desideriamo pendere dalle labbra di Gesù!

Incoraggiamo i profeti di oggi e diciamo ai venditori del tempio di oggi che non abbiamo l’autorità per scacciarli, ma che abbiamo bisogno che diventino profeti.