UN PESO LEGGERO Mt 11,25-30

In quel tempo Gesù disse:

«Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.

Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

Mt 11,25-30

Gesù non è compreso e la non comprensione diventerà gradualmente rifiuto. Ci si aspettava da lui che fosse un Messia “diverso”.

La cultura diffusa ti dice che se non sei un vincente non sei nessuno. Per essere qualcuno devi essere più bravo, più forte, più bello, più intelligente… Questa è la falsa sapienza che diventa giogo che imprigiona e spezza il collo di chi la accoglie e la sopporta: dei vincenti che restano prigionieri dei loro risultati, che si costruiscono un’immagine e un personaggio da cui non riescono più ad uscire e dei perdenti, i “signor nessuno”, che passano una vita condannati all’insignificanza, al senso del fallimento, dell’invidia, della frustrazione e al rancore brontolone.

Per chi è stanco e oppresso da questo sistema che promette felicità e genera mancanza di libertà, Gesù traccia un’altra via: nessuno è tanto povero da non aver nulla da donare. Ecco perché è una via davvero per tutti: non c’è bisogno di essere o mostrarsi forti, di schiacciare i concorrenti, basta semplicemente essere ciò che si è e farne un dono a favore d’altri.

Sembra di sentire il verso della canzone di De Andrè: “Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori”.

Anche quello che Gesù propone è un “giogo” e un “peso”, perché spendere, consumare la propria vita, le proprie risorse e le proprie energia per il bene dell’altro costa e costa pure tanto: costa la vita stessa. Però è un giogo “dolce” e un peso “leggero”, perché se è vero che, da un lato, l’amore e la cura chiedono tutto, costano lacrime e sofferenza, d’altra parte sono gli unici atteggiamenti capaci di riempire la vita e rendere davvero liberi.

Coloro che comprendono questa via sono “piccoli” non perché ignoranti o sempliciotti, ma perché non hanno nulla da perdere, semplicemente perché hanno scelto di dare tutto.