Tommaso nostro Gemello Gv 20,24-27

Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dissero allora gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il dito nel posto dei chiodi e non metto la mia mano nel suo costato, non crederò».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, si fermò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano, e mettila nel mio costato; e non essere più incredulo ma credente!»

Gv 20,24-27

“Tommaso, però, uno dei dodici, quello detto Didimo (cioè Gemello), non era con loro quando venne Gesù”. Tommaso non c’è. Succede una cosa meravigliosa, incredibile, indicibile: il Crocifisso è Vivo, è risorto, si è fatto riconoscere a Maria di Magdala e poi, la sera, anche agli apostoli barricati in casa e pieni di paura.

Ma Tommaso non c’è, ha perso il treno, ha mancato il momento, si è lasciato sfuggire l’occasione della vita… e subito inizio a sentirlo davvero come Gemello, il mio gemello per tutte quelle volte in cui a mancare all’appello della vita sono io. Gli altri hanno un bel cercare di convincerlo, ma lui non ci sta, il Crocifisso è morto e risorgerà nell’ultimo giorno, non sicuramente adesso. Il cammino di fede di Tommaso, il mio gemello, è esattamente come il mio: imperfetto, pieno di dubbi, lacune, mancanze, sviste… Non aveva capito perché Gesù volesse tornare nella pericolosissima Giudea per vegliare Lazzaro, ormai morto e sepolto, eppure lo aveva seguito comunque: “Andiamo anche noi a morire con lui” (Gv 11,16), ovvero “io lego la mia vita alla tua, Gesù, anche se ciò comporta il rischio di morire, mi fido ma non ci capisco niente”.

Né aveva capito cosa intendesse Gesù nel dire che andava a preparare loro una dimora nella casa del Padre: “Signore, non sappiamo dove vai, come possiamo conoscere la via?” (Gv 14,5). E adesso continua a non capire: da quando i crocifissi risorgono all’interno della storia? Passa una settimana, ritorna la domenica – chiara evocazione dell’eucarestia domenicale, non sarà che Giovanni ci sta indicando il luogo per eccellenza dell’incontro con il Crocifisso Risorto?- e Gesù appare nuovamente… apposta per Tommaso! “Non essere più incredulo, ma credente”, guarda le mie ferite, non guardare la mia gloria, ma le mie ferite, solo allora potrai comprendere anche la mia gloria. Occorre guardare alla croce per capire la resurrezione: a risorgere in quel modo è quell’uomo che ha vissuto in quel modo e che è morto in quel modo, fidandosi del Padre nonostante tutto sembrasse smentire tale affidabilità. E’ tutta una storia di fede – intesa non nell’accezione intellettualistica di credere a verità non dimostrabili, ma come cammino di affidamento e fiducia, come capacità di vivere dando credito alle promesse di Dio a favore della mia esistenza.

Fede di Gesù che si fida del Padre anche se lo lascia morire sulla croce, fede degli apostoli che riconoscono il Crocifisso in quelle apparizioni tutt’altro che inequivocabili, fede di Tommaso che esclama “Mio Signore e mio Dio” e fede di tutti noi, faticosamente in cammino, alla ricerca dei segni della Promessa di Dio nella nostra vita e nel nostro oggi.