SANTA CATERINA DA SIENA

È un periodo strano, quello che siamo vivendo, drammatico e sospeso.

Siamo nel mezzo di una crisi tremenda, e le avvisaglie di un crollo globale dell’economia non promettono nulla di buono.

VIRUS

Ho cercato a lungo e, proprio alla fine di aprile, ho incrociato questa cara amica di Gesù, che ha vissuto qualcosa di simile.

È il 25 marzo 1347 quando a Siena nasce Caterina, la ventiquattresima figlia di Jacopo di Benincasa e di sua moglie Lapa di Puccio di Piagente.

Precocissima, così la descrive Raimondo da Capua, la sua vocazione religiosa; segno di una vita eccezionale caratterizzata da una preghiera incessante, da carità verso i poveri, penitenze individuali e collettive con le sue coetanee, assistenza divina nei lavori domestici, esperienze mistiche e soprattutto un voto di verginità molto contrastato dalla sua famiglia, che sperava per lei un matrimonio vantaggioso. Altrettanto contrastata fu la scelta verso l’Ordine della Penitenza domenicano riservato a donne più mature o vedove e considerato sconveniente e scandaloso per la sua giovane età.

Una grave malattia infettiva le deturpò il volto e questo fu letto come un “segno” della volontà divina per i voti.

La mantellata Caterina, con l’osservanza dei tre voti di castità, povertà e obbedienza diveniva per Raimondo, suo biografo e confessore, la realizzazione più compiuta e perfetta di un Terz’ordine che ancora attendeva l’approvazione pontificia.

La giovane Caterina rimase così nella casa paterna, costruendosi un proprio spazio spirituale, la sua cella interiore, facendo della sua stanza il luogo della preghiera e della contemplazione di Dio, riunendo attorno a sé una piccola comunità, una sua famiglia, che a poco a poco sostituirà quella naturale.

Descrivere le innumerevoli esperienze mistiche con Gesù, raccolte nel Dialogo della Divina Provvidenza, o la sua molteplice attività caritativa verso i poveri e gli ammalati, o l’innumerevole raccolta di lettere e relazioni, le sue preoccupazioni per le sorti della Chiesa comunicate a pontefici, cardinali, ecclesiastici e religiosi, sarebbe un lavoro immenso.

Ma c’è un episodio che l’avvicina a noi: la peste del ‘300.

Caterina era convinta che assistere gli ammalati fosse il modo per incontrare Cristo sofferente.

Ed erano proprio i malati più abbandonati, quelli a cui si dedicava maggiormente.

Continuò per mesi a Siena.

Nel 1374 anche Raimondo da Capua si ammalò ed era ormai in fin di vita quando, grazie alle preghiere di Caterina, guarì miracolosamente.

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Caterina era vissuta consumandosi per gli altri; aveva dato la propria vita per coloro che soffrivano

E la morte la colse il 29 aprile 1380.

Torniamo ad oggi.                                                                    

Esiste una relazione tra il coronavirus che separa e uccide e il nostro individualismo, che ha separato e ucciso le nostre anime.

Forse la natura, che agisce con un suo codice indecifrabile, ci ha dato un segnale.

Fermati finché sei in tempo!

Rivedi il tuo modo di vivere con gli altri e con il creato!

Fuori è primavera, come non si vedeva da anni.

Questa grande fioritura precede e attende la nostra.

In questo tempo sospeso, noi possiamo piantare i semi per un altrettanto grande fioritura, oppure chiuderci ancora di più.

Dipenderà da noi, come sempre!

Ma non dobbiamo tornare come eravamo, perché lì era il problema!