SAN TOMMASO

Il 3 luglio festeggiamo San Tommaso.

In lui  riconosciamo molti nostri limiti, dalla sfiducia alla rassegnazione, dal dubbio all’incredulità, che non saranno, però, di ostacolo alla santità.

Il Vangelo di Giovanni ricorda tre momenti in cui è presente Tommaso.

Il primo intervento è segnato dallo sconforto. Lazzaro è morto. Gesù raduna i suoi discepoli chiedendo di accompagnarlo a Betania, ma il rischio è la lapidazione. Tommaso si rende subito conto che nessuno riuscirà a convincere Gesù a cambiare idea e con un atto, tra la rassegnazione e il coraggio, esclama con semplicità: “Andiamo anche noi a morire con lui” (Gv 11,16).

Il secondo intervento di Tommaso è altrettanto malinconico. Gesù sta preparando i suoi apostoli ai grandi avvenimenti finali e le sue parole hanno il tono dell’addio: “Dove io vado voi conoscete anche la via”. Tutti sono scossi e tacciono. Solo Tommaso parla: “Signore, non sappiamo dove vai, come possiamo conoscerne la via?”. La risposta di Gesù è un grande dono per tutti noi: “Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno va al Padre se non attraverso di me. Se voi mi aveste conosciuto, anche il mio Padre conoscereste, e fin d’ora voi lo conoscete e l’avete visto” (cfr Gv 14,4-7).

Ma l’episodio per il quale Tommaso è maggiormente conosciuto avviene dopo la risurrezione. Le donne erano corse dagli apostoli raccontando di aver visto Gesù vivo e anche alcuni discepoli affermavano di averlo incontrato, quando Gesù apparve nel cenacolo. Tommaso era assente e tutti quei racconti non lo convincevano.

Era un uomo con i piedi ben piantati per terra, ne aveva sentite troppe ormai nella sua vita, e da uomo semplice e diretto si era fatto cauto. Se non vedrà con i propri occhi e non toccherà Gesù con le sue mani non crederà.

È proprio attraverso la sua incredulità però che Dio darà a tutti noi un grande insegnamento.

Una settimana dopo Gesù riappare e, avvicinandosi a Tommaso, dirà: “Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; porgi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere più incredulo ma credente!” (Gv 20,27). Poi, fissandolo negli occhi, aggiungerà: “Perché mi hai veduto, hai creduto. Beati quelli che pur non avendo visto crederanno!” (Gv 20,29).

Tommaso non aveva creduto e ha dovuto toccare con mano, eppure proprio con lui, Dio ha voluto mostrare che tutti i santi possono essere peccatori e tutti i peccatori possono essere santi. Attraverso l’apparente incredulità Gesù ci ha insegnato la via per la vera fede.

Tommaso sarà ancora testimone di Gesù sul lago di Tiberiade e infine alla sua Ascensione.

Partirà, poi, per proclamare la parola del Signore, spingendosi fino all’India, predicando ai Parti, ai Persiani e ai Medi.

Sulla costa sud-ovest di Dekkan, nell’India meridionale, esiste una Chiesa detta dei “Cristiani di Tommaso”, che conta, ancora oggi, centinaia di migliaia di fedeli.

Tommaso è il portavoce dei nostri dubbi, del nostro bisogno continuo di certezze, ma anche della semplicità e della fede dei piccoli e ci lascia una delle più belle e toccanti confessioni di fede: “ Mio Signore e mio Dio!”.