SAN POLICARPO

Nei momenti di tranquillità, Sant’Ireneo amava ricordare il suo maestro con queste parole: “ricordo perfettamente il suo aspetto: vedo ancora dove si sedeva, quand’ero giovane, per riferirci le parole degli Apostoli ch’egli stesso aveva ascoltato”.

Siamo a circa metà del II secolo e, per il giovane Ireneo, era stata un’emozione fortissima ascoltare un testimone di coloro che erano vissuti con Gesù, tanto da non scordarlo più.

Era successo anche a Giovanni che, scrivendo del suo primo incontro con Gesù, ricordava ancora l’ora, “circa le quattro del pomeriggio” (Gv 1,39) dopo settant’anni.

Ed è proprio il ricordo dell’incontro con Gesù che unirà le loro vite: Giovanni, Policarpo e Ireneo.

Policarpo era nato nel I secolo d.C. e aveva avuto modo di conoscere, nella sua giovinezza, gli Apostoli, diventando poi discepolo di Giovanni. Divenne vescovo di Smirne e la sua influenza sul mondo cristiano oltrepassò i confini della sua diocesi arrivando fino a Roma, dove si recò per discutere con Papa Aniceto dei problemi relativi alla data del giorno di Pasqua.

Da molti anni Policarpo era vescovo di Smirne e forse, dopo aver seguito e testimoniato Cristo per tutta la vita, sognava di terminare i suoi giorni in pace, la pace di Cristo.

Ma Claudio Tiberio non era dello stesso parere e scatenò una persecuzione contro i cristiani che giunse fino alla diocesi di Policarpo.

Policarpo ebbe paura. Aveva ottantasei anni e non poteva certo fare affidamento sulle sue forze.

La paura è un’istintiva reazione umana e la santità non protegge dalla paura, ma permette di superarla per una causa d’amore.

Policarpo fuggì in un granaio e pregò Dio di dargli la forza per non rinnegarlo e il coraggio di affrontare la prova che ormai intuiva imminente.

La sua preghiera venne esaudita.

Tradito da un domestico, che aveva parlato sotto tortura, Policarpo venne condotto in città per sacrificare agli dei. Al suo rifiuto, gli fu consigliato di far finta, vista la sua tarda età, per salvarsi la vita, ma il suo rifiuto fu totale: “non è possibile che io possa fare questo”. Alla minaccia del fuoco rispose: “il fuoco brucia un momento, poi passa, io temo invece il fuoco eterno della dannazione”.

Policarpo morì tra le fiamme e il suo corpo assunse, come si legge nella lettera, “il colore di un pane cotto da poco, o d’una lega d’oro e d’argento in fusione. Lo splendore abbagliava la vista”.

Non aveva dato scandalo ai suoi discepoli rinnegando l’Amore.

Com’era successo per Giovanni e per molti altri, l’incontro con Cristo aveva cambiato tutto.

 Succede come quando qualcuno dichiara il suo amore.

È un attimo e nulla sarà più come prima. Quell’attimo cambia la vita, per sempre e non puoi più tornare indietro.

In un’epoca nella quale gli uomini cambiano opinione più delle stagioni, Policarpo testimonia la fedeltà alla vita e all’amore.