SAN MASSIMILIANO KOLBE

Il mese di agosto è costellato di feste mariane, dall’Assunzione di Maria alla sua Incoronazione a Regina di tutta la creazione e alla fondazione del più antico santuario mariano d’Occidente, la Basilica di Santa Maria Maggiore.

San Paolo nella lettera ai Galati aveva detto: “Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me” (Gal 2,20); chi, prima di lui, aveva permesso a Cristo di vivere pienamente in se, dal suo concepimento alla morte in croce, era stata Maria, la sua mamma.

Nessuno più di Lei era stato totalmente unito a Gesù Cristo.

Ecco perché Maria non sarà mai in concorrenza con suo Figlio. Se cerchiamo Gesù, la via più veloce per raggiungerlo è Lei. E questo l’aveva capito molto bene Massimiliano Kolbe, un santo innamorato di Maria.

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Tutti lo ricordiamo per il sacrificio e la morte eroica avvenuta il 14 agosto 1941, il giorno che precede la festa dell’Assunta, nel campo di sterminio di Auschwitz, per salvare un giovane deportato, padre di famiglia, scelto per morire.

Massimiliano non solo è morto, ma è anche vissuto da santo.

Massimiliano Maria Kolbe era nato in Polonia l’8 gennaio 1894 da un famiglia operaia.

Entrato giovanissimo in seminario venne mandato a studiare a Roma. Era ancora un semplice seminarista quando fondò la “Milizia dell’Immacolata”, un’associazione che, attraverso la devozione all’Immacolata, si proponeva di convertire la anime più lontane.

Sembrava solo un sogno di gioventù, invece in breve tempo diventò  lo scopo della sua vita e attirò milioni di simpatizzanti in ogni parte del mondo.

Appena tornato in patria il giovane frate Kolbe fondò, vicino a Varsavia, Niepokalanow, la Città dell’Immacolata.

Qualche anno dopo padre Kolbe si recò in missione in Giappone dove riuscì a fondare un nuovo convento dedicato all’ Immacolata, il Muenzai No Sono.

Molti osservavano che quel suo gran lavoro per la salvezza delle anime non sarebbe piaciuto al suo nemico, il diavolo, che già stava  preparando le sue mosse.

Lottando e lavorando giorno e notte, padre Kolbe aveva fondato un enorme complesso editoriale a Niepokalanow, nel quale i cittadini, tutti frati, si dedicavano all’apostolato per mezzo della stampa e, pur rimanendo nella povertà francescana, utilizzavano le più moderne tecnologie al fine di stampare milioni di giornali e opuscoli.

La rivista settimanale “Il Cavaliere dell’Immacolata” iniziò con 50000 copie, per crescere in breve a 750000 copie e raggiungere il milione nel 1938.

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Scoppiò la Seconda Guerra Mondiale e la Polonia fu subito investita dal furia nazista.

Massimiliano venne arrestato dalla Gestapo e deportato. Riuscì a tornare nella sua cara Città dell’Immacolata, ma solo per poco tempo. Nel 1941 venne definitivamente portato ad Auschwitz.

Ed è proprio in questo campo che sentì le parole di un giovane deportato condotto alla morte: “Mia moglie … i miei figli”.

Massimiliano decise all’istante e si offrì al posto del giovane padre.

Il 10 ottobre1982  il Papa mariano per eccellenza, Giovanni Paolo II, lo canonizzò con il titolo di “martire”.

Maria metteva la firma sulla vita di questo suo figlio che così tanto l’aveva amata.