SAN FRANCESCO D’ASSISI

Sarebbe molto bello se le parole della giovane attivista Greta Thunberg e le intenzioni dei giovani che hanno partecipato al terzo Global Strike for Future diventassero azioni concrete, nuovi stili di vita. La gravità della crisi climatica e il rischio di essere vicini a un punto di non ritorno nel riscaldamento globale, con conseguenze drammatiche per la nostra sopravvivenza, ce lo impongono.

Si rincorrono promesse, iniziative tra paesi ricchi infastiditi e riluttanti e paesi poveri che accusano il consumismo e il modello economico dominante come responsabili del degrado ambientale.

Ognuno propone qualcosa da fare, dimenticando che la crisi ambientale è la conseguenza di una crisi ben più grave dell’essere di ognuno di noi.

E, proprio in questi giorni, ricordiamo un uomo che dello stile ha fatto la sua vita: San Francesco d’Assisi.

Il santo più dolce, più amato e più conosciuto di tutta l’agiografia cristiana, anche in ambienti lontanissimi dalla Chiesa cattolica e dal mondo cristiano. Un santo che mette d’accordo tutti.

Anche l’uomo che non crede in nulla, che nega i miracoli, il mistero, la santità, di fronte a Francesco non può che avere parole di ammirazione per come ha vissuto.

Nel 1182, a Assisi, nacque Francesco, da Pietro di Bernardone e dalla nobile provenzale Madonna Pica. Figlio di un ricco mercante di stoffe approfittò a piene mani dei privilegi che gli erano offerti e fino a venticinque anni assaporò tutti i piaceri che il suo ambiente e la giovinezza gli offrirono.

Una notte però, di passaggio a Spoleto, una voce lo fermò e gli ingiunse di rientrare a Assisi cambiando vita. Una voce che lo colpì al centro dell’anima e alla quale obbedì radicalmente.

Sposò Madonna Povertà e visse il Vangelo senza compromessi, senza limiti e senza misura. Non fu sicuramente facile, ma le difficoltà non sembravano pesargli. Pur tra tribolazioni e malattie, la sua vita fu leggera, lieta e gioiosa: tutto era fonte di meraviglia e di riconoscenza. Perfino gli uccelli, a Bevagna, ascoltavano e comprendevano le sue parole.

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Una notte, nell’orto di San Damiano, ad Assisi, Francesco, ammalato e quasi cieco, piagato dalle stigmate, intonò quel capolavoro di poesia, ringraziamento e lode per tutto ciò che il Signore aveva creato per lui, il Cantico delle creature. Aveva compreso e vissuto pienamente la divina volontà e il risultato era visibile a tutti. Oltre ad essere lode e ringraziamento indicava il forte senso di fratellanza tra l’uomo e tutti gli elementi e le creature dell’universo. Anche un piccolo fiore lo colmava di stupore e di estasi e tutto aveva per lui un significato e una bellezza.

Finché apporremo solo delle pezze dall’esterno difficilmente risolveremo questa crisi ambientale. Solo entrando nel mistero e seguendo l’intenzione di chi l’ha creata potremo, dopo noi stessi, salvare anche la Terra. L’umile Francesco l’aveva pienamente compresa, ben otto secoli fa.