SAN FILIPPO NERI

Maggio ci porta una ventata di ottimismo e allegria con  San Filippo Neri.

Sempre allegro, imprevedibile e originale, era circondato continuamente da giovani che stavano volentieri in sua compagnia.

Soprattutto di sera, quando li raccoglieva per le vie della città e con loro rideva, scherzava e cantava. A  fine  serata, prima di andare a dormire, commentava il Vangelo con delle travolgenti prediche ambulanti.

Era nato così l’Oratorio del Divino Amore.

Nato a Firenze nel 1515, secolo orgoglioso, che aveva spezzato l’unità della Chiesa dividendola in cattolici e riformati, Filippo era cresciuto umile e allegro e, pur avendo un grandissimo amore e desiderio verso Gesù Cristo, aveva accettato di prendere i voti solo a trentasei anni perché non se ne riteneva degno.

Da quel momento celebrare la messa, per lui, era diventato un problema.

Prima di iniziare la celebrazione religiosa cadeva in estasi così profonde che gli impedivano di celebrare. Alcune volte, prima dell’omelia levitava verso il soffitto.

Per evitare questi fenomeni sceglieva, allora, il chierichetto più indisciplinato perché lo distraesse durante la messa dalle estasi.

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Sapeva anche essere serio e profondo e  alcune  sue affermazioni rimangono attuali anche oggi: “È possibile restaurare le umane istituzioni con la santità, non restaurare la santità con le istituzioni”, oppure, “Non sfuggite la croce che Dio vi manda, potreste trovarne una peggiore” e “Se vogliamo dedicarci interamente al nostro prossimo, non dobbiamo riservare a noi stessi né tempo né spazio”.

A Roma tutti sapevano di lui, sia i poveri che i ricchi, e ne parlavano come l’apostolo di Roma.

Nonostante le apparenze umili e povere, Filippo possedeva una solida cultura e promosse gli studi di storia ecclesiastica.

Gli ultimi anni della sua vita li dedicò interamente al confessionale e alla direzione spirituale.

Sul letto di morte, il 26 maggio 1595, si lamentava ancora dicendo: “Tu Gesù, sulla croce e io in letto pulito, con tanta gente intorno che mi cura”.

Moriva così, circondato da un alone di santità e di miracoli, dopo una vita totalmente dedicata all’amore.

Dopo la sua morte i medici constatarono sul suo torace una insolita curvatura delle costole, quasi si fossero piegate per dare più spazio ai battiti del suo grande cuore.