QUESTIONI DI COSCIENZA Lc 14,1-6

Un sabato Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo. Ed ecco, davanti a lui vi era un uomo malato di idropisìa. Rivolgendosi ai dottori della Legge e ai farisei, Gesù disse: «È lecito o no guarire di sabato?». Ma essi tacquero. Egli lo prese per mano, lo guarì e lo congedò. Poi disse loro: «Chi di voi, se un figlio o un bue gli cade nel pozzo, non lo tirerà fuori subito in giorno di sabato?». E non potevano rispondere nulla a queste parole.

Lc 14,1-6

Gesù spesso riceve delle domande da coloro che si pongono come suoi antagonisti o addirittura come nemici che cercano di coglierlo in fallo (cfr. Matteo 22,15). In questo caso, invece, è lui a porre una domanda provocatoria ai dottori della legge e ai farisei, mettendo in campo la questione del rapporto tra la rigida osservanza della legge e la situazione pratica, che richiede di porre il bene concreto prima del comandamento. Non viene abolita la legge, ma la si deve osservare nell’amore verso Dio e il prossimo.

Gesù ci insegna a non avere come fine il sentirsi a posto in coscienza, ma il bene del prossimo, che può in alcuni casi portare a superare la legge. I farisei rappresentano l’immagine di chi non ha cuore le persone, ma soltanto il proprio tornaconto; questo atteggiamento è aggravato dal fatto che essi pretendono di essere giusti di fronte a Dio e agli altri, perché osservano alla lettera i comandamenti.

Ognuno di noi si può interrogare rispetto al sentirsi a posto in coscienza. Quando viviamo questa sensazione? Può succedere, ad esempio, di sentirsi a posto di fronte ai grandi drammi dell’umanità, dalla fame all’emigrazione, dalle guerre all’inquinamento… Potremmo pensare di non avere responsabilità rispetto a tali tragedie. In realtà, tutti sappiamo di far parte di ingranaggi che ci portano a non cambiare alcuni nostri comportamenti e scelte di vita che potrebbero contribuire, pur nel nostro piccolo, alla lotta contro le ingiustizie. Dobbiamo lottare innanzitutto contro il fariseo che c’è in noi e credere che il nostro contributo alle grande cause dell’umanità ha la sua importanza.

Gesù, al di là della diatriba con i dottori della legge e i farisei, prende per mano un ammalato e lo guarisce. Torniamo anche noi alla concretezza, al di là di tante discussioni, che sono utili solo quando le conduciamo come ci dà l’esempio Gesù: con sobrietà e verità!