…Quello che Scuola, dovrebbe essere…

È(stato) troppo semplice attribuire anche alla società e non solo al mondo della fisica il concetto di resilienza. Mi rifiuto, per non destare un sentimento come di nausea, il riportarne l’inflazionata definizione stereotipata, come lo è il modus vivendi negli ultimi tempi.

Se prima infatti tutti parlavano di società liquida ora il tormentone è quello sopra riportato ed in entrambi i casi, tra resistenza e passività, il singolo, l’individuo, la persona ne esce sempre decontestualizzata.

Abbiamo trascorso e stiamo passando mesi di profonda incertezza, dove ciascuno si è sentito come chiamato a dare un nuovo senso a questo vivere così lontano da quello abitudinario  per cui non solo l’imposto distanziamento da molteplici punti di vista ma anche la solitudine interiore hanno chiesto ad ognuno non di farsi delle ragioni, ma di innescare un ragionamento complessivo, globale, per il famoso bene comune (terza espressione tanto in voga).

“Si educa con l’esempio!” è il mantra che chissà quante volte abbiamo sentito e a nostra volta ripetuto ma è su quest’esempio che vorrei porre la nostra attenzione. C’è quello che esemplifica e che quindi aiuta, semplificando il raggiungimento di un obiettivo, così come c’è quello derivante dalla testimonianza instancabile ma stancante di chi resiste a quanto di cagionevole l’immediatezza suggerirebbe.

Quanta vaga incertezza ha caratterizzato quelle decisioni che hanno e stanno condizionando il nostro agire sicuramente anteponendo la salute ed il bene di tutti, com’è più che buono e giusto che sia, ma con uno sguardo in meno nei confronti di luoghi e soggetti preposti ad un’azione educativa e formante. Cercherò di essere più esplicito asserendo che vi sono state nazioni che hanno scelto di non chiudere praticamente mai le scuole, organizzandosi affinché fossero sicure e garantite nel servizio da tutti i punti di vista anche in un periodo così notevolmente pandemico.

A livello nazionale invece, siamo arrivati quasi ad una contrapposizione di scontro tra il culturale, nell’ambito dell’istruzione e della formazione, ed il commerciale, dall’esercizio di dettaglio all’enorme centro commerciale sovraffollato alla prima occasione utile con consecutivo e perdonatemi l’aggettivo, banale, senso di stupore.

Banale perché non si può parlare di senso civico senza testimoniarlo, non si può pensare che l’educazione sia un fatto insito quando l’etimologia stessa della parola suggerisce quell’atto finalizzato al “tirare fuori”, ex-ducere per l’appunto quanto di giusto è bene che si faccia e quindi si veda.

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Difficile soprassedere su come la Scuola sia stata bistrattata nella gestione già dal lontano primo lockdown fino ad arrivare ai termini relativi alla ripresa post “pausa natalizia”. Chiediamo sempre più e forse troppo ai nostri studenti di farsi trovare pronti, di non improvvisare, quanto sia quindi importante studiare e fare ricerca prima di arrivare ad un sperimentazione del dato teorico. Più volte è capitato esattamente l’opposto e pensare che sia il mondo dei grandi cui apparteniamo l’unico reo e responsabile, un po’ mi infastidisce davanti ad una generatività, ad una generazione che è il futuro che in questo presente stiamo scrivendo.

Già, ma che voto daremo a questo tema?!