“Proteggere…avere cura”

Contrasto tra luce e buio…lo viviamo ogni istante percorrendo quella Terra che comprende entrambe le prospettive.

La nostra Terra non è più Eden ma quotidianità fatta anche di buio/tenebra che non ha bisogno di spiegazioni: il male, la malattia, le ingiustizia ne costituiscono una prova palese.

Il buio è buio quando non conosciamo la risposta, quando non sappiamo dove andare, quando ci macinano domande che diventano macigni. C’è un buio che inchioda, che non fa alzare la mattina, che non fa vivere nuove albe.

Abbiamo allora bisogno di un Qualcuno, più che di un qualcosa, che ci salvi, ma cadiamo nel fare qualcosa che ci distragga dalla ricerca di Quel Qualcuno che ci ama nel nostro essere, per il semplice fatto di esserci/esistere.

Esattamente, ho scritto “cadiamo” perché se l’immaginario comune ci ha insegnato che dobbiamo saper diventare poco più che invincibili, l’esperienza della caduta ci ricorda che il seme ha bisogno di cadere nella terra per potere dare frutto.

Noi tutti necessitiamo di umiltà, di humus come elemento fondamentale che nella sua essenzialità dà vita alla Vita e probabilmente abbiamo anche bisogno di essere ricoperti da ciò che può renderci temporaneamente invisibili…c’è un fisica assenza che diventa fondamentale Presenza quando si comprende l’essenzialità che l’Altro può costituire.

In questo tempo di attesa e compimento, di Avvento per il Natale, tutto ciò porta a vivere, non a paralizzarci ma ad avere coraggio in senso etimologico e cioè ad avere Cuore.

Quanto non possiamo controllare tutto con i nostri ragionamenti e quanto questo ci spaventa, ma è nell’imprevisto che si vive la meraviglia, la Gioia dell’Inatteso.

Lasciamo allora che sia l’Umiltà, la miseria dell’altro a caratterizzare il nostro procedere, il nostro andare verso quell’infinito che per un credente si chiama Vita eterna.