Perché è necessario un Sinodo per la Chiesa italiana

Al termine del suo intervento durante il Convegno di Firenze nel novembre 2015, papa Francesco aveva espresso esplicitamente il desiderio che la Chiesa italiana avviasse un cammino sinodale, per un discernimento profondo della nostra realtà ecclesiale alla luce del Vangelo, del Concilio Vaticano II e di Evangelii gaudium. Tutti noi, che avevamo partecipato attivamente alla realizzazione del Convegno, eravamo persuasi che questo invito del Papa – così diretto e inequivocabile – avrebbe provocato una pronta risposta di accoglienza e di attuazione.

Invece, si deve costatare con amarezza che, a quasi quattro anni di distanza, la prospettiva di un Sinodo del Cattolicesimo italiano non sembra neanche posta tra le priorità programmatiche del prossimo futuro. Un misto di indifferenza, diffidenza, preoccupazione, avversione ha lasciato in una sospensione indefinita l’appello del Papa, il quale tra il resto di recente se ne è esplicitamente lamentato.

Eppure, a mio avviso, il coinvolgimento di tutte le Diocesi e le realtà ecclesiali che sono in Italia dentro un cammino sinodale sarebbe oggi non soltanto auspicabile, ma quanto mai necessario. Un’obiezione sollevata da alcuni è che un tale processo potrebbe ingenerare spaccature all’interno del «corpo» cattolico. La questione è che, se non proprio spaccature, comunque differenze radicali sono già di fatto presenti e operanti nelle nostre comunità ecclesiali, sia a livello locale sia a livello nazionale. Adottare la strategia dello struzzo, fingendo che non vedere il problema sia sufficiente per risolverlo, è ovviamente una tattica fallimentare.

Appunto l’esistenza obbiettiva, e per certi versi inevitabile, di tali differenze di sensibilità e di visione complessiva dello «stile» cattolico, raccomanda l’avvio di un percorso di confronto schietto e trasparente, per evitare che tali differenze si acutizzino fino a consolidarsi come divergenze incompatibili, e queste ultime degenerino alla fine in divisioni laceranti.

Le differenze che emergono non riguardano solo l’annosa contrapposizione fra conservatorismo e progressismo in campo liturgico o morale, ma toccano nodi tipici del momento attuale. Ad esempio: la prassi da adottare nei confronti dei divorziati in nuova unione alla luce delle indicazioni contenute in Amoris letitia; il coinvolgimento davvero responsabile del laicato, in specie dei giovani e delle donne; in maniera forse ancora più forte ed urgente, la critica evangelica dell’ideologia populista, che ormai serpeggia in modo virale e virulento a tutti i livelli del corpo cattolico, provocando un inedito scisma sommerso di tipo teologico-politico.

Con questi nodi – e con molti altri che si potrebbero individuare – è necessario misurarsi seriamente, attraverso un confronto illuminato dai fondamentali della fede cristiana, che oggi sono a rischio di essere sempre più sovvertiti e disattesi. Solo un cammino sinodale coinvolgente e articolato è in grado di far fronte in maniera integrale a tale emergenza: ne va della credibilità testimoniale del Cattolicesimo italiano. Non è più molto il tempo che ci è rimasto.