Nella memoria, l’impegno!

“Ti ri-cordi?!”…Quante volte abbiamo sentito ripetuta questa espressione ma quante ci siamo chiesti cosa stessimo realmente dicendo aldilà dell’idea e dell’accezione maggiormente diffusa?!

Già, ricordare etimologicamente non significa fermarsi alla dimensione ed all’attività cerebrale ma vuol dire riportare nel cuore un qualcosa e/o un qualcuno che acquisito quel posto, che ha raggiunto quella profondità che fisicamente e non solo si è radicato con una significativa verticalità.

Oggi il dato emotivo che qualche contributo fa abbiamo differenziato rispetto a quello sentimentale appare quello più trattenuto e limitato da un lato e prossimo all’esplosione di difficile gestione dall’altro. I lunghi giorni e mesi di pandemia ci hanno portato ad una più approfondita conoscenza a partire dalle persone con noi conviventi fino ad arrivare a noi stessi. Il percorso a ritroso, quello che così veniva definito da Huysmans, implica senza dubbio il riaffiorare anche di ciò che avevamo “messo in disparte”.

Durante l’ormai trascorso Giorno della Memoria ho chiesto ai miei studenti di cercare tra conoscenti e/o parenti quelle ormai sempre meno ma sempre più preziosissime testimonianze dirette risalenti alla Seconda Guerra Mondiale. Ho però chiesto loro di poter recepire il maggior numero di informazioni non tanto riconducibili a quanto la Storia già ci ha insegnato ma al discorso relativo ad elementi di dignità negata.

Uniformati, violati, silenziati, sfruttati, denigrati, messi all’angolo di un’esistenza negata da chi testimoniando l’opposto chiedeva il contrario. È stato quasi semplice che tutto quello avvenisse nella bestialità brutale di cui l’umanità ha saputo rendersi complice accecata da false certezze e da vane sicurezze.

Oggi l’elemento della testimonianza, riprendendo l’articolo precedente a quello in atto, è stato sostituito dall’affermazione del sé in maniera inutile ed egocentrica…”Fammi vedere che cosa sai fare, fin dove sei in grado di spingerti!” sono i nuovi imperativi che hanno preso il posto ad: “Chi sei? Dove stai andando?” ed ecco che le giovani generazioni, quello che chiamiamo il futuro si trova non solo disorientato attorno ad alcuni temi di carattere morale e/o valoriale ma pressoché perso.

Bisogna trovarsi, in alcuni casi ri-trovarsi, costruire una narrazione che non sia la storia romanzata fatta solo di passeggere emozioni ma fondata sul desiderio di conoscenza, di condivisione di un reale dato esperienziale nella misura in cui l’esperienza costituisce da un lato quando si verifica quello che non ti aspettavi mentre dall’altro rappresenta un’uscita, un tirare letteralmente fuori la propria speranza che diventa fonte di un credere certo che quel qualcosa che desideriamo possa realizzarsi…Ecco allora che la memoria non è solo atto meccanico o estemporaneità ma diviene impegno!