L’ALTRO VOLTO DELLA MEDAGLIA Lc 8,1-3

In quel tempo, Gesù se ne andava per città e villaggi, predicando e annunciando la buona notizia del regno di Dio.

C’erano con lui i Dodici e alcune donne che erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità: Maria, chiamata Maddalena, dalla quale erano usciti sette demòni; Giovanna, moglie di Cuza, amministratore di Erode; Susanna e molte altre, che li servivano con i loro beni.

Questo brano in genere passa piuttosto inosservato, quasi una breve nota di cronaca a lato delle gesta di Gesù, oppure suona piuttosto scontato alle orecchie dell’ascoltatore che lo legga con lo sguardo dell’oggi. Eppure se lo si considera prendendo in considerazione il modo in cui la cultura del tempo di Gesù considerava la donna risulta un brano tanto breve quanto dirompente nella sua portata innovativa.

L’espressione «In quel tempo» è una locuzione che viene impiegata nell’uso liturgico delle pericopi evangeliche, nella versione originale si trova invece «In seguito». L’indicazione è importante perché il brano precedente raccontava della peccatrice che entrò nel banchetto a cui partecipava Gesù e fece scandalo il perdono che Gesù le concesse.

Al tempo di Gesù una donna che vivesse al di fuori del clan famigliare era inconcepibile a meno che non fosse una prostituta; il diritto ebraico prevedeva il ripudio concesso al marito che sorprendeva la donna in giro per strada da sola o parlando con un’altra persona.

Sulla base della Torah e del suo commento più importante, il Talmud, nascere femmina era considerata una disgrazia, la donna non era considerata una persona, ma una sub categoria umana, una cosa, la sua vita non le apparteneva, era proprietà del padre, del marito ed eventualmente dei figli.

In un contesto del genere, la presenza di alcune donne insieme al gruppo dei Dodici, che rappresenta il popolo eletto, è parte integrante di quella “buona notizia del Regno” che Gesù va annunciando e predicando: non vi sono esclusi dall’amore di Dio; non vi può essere categoria sessuale, sociale o morale a cui qualsivoglia autorità religiosa o civile possa arrogarsi la pretesa di precludere l’accesso a Dio o, in termini laici, al riconoscimento della propria dignità.

Spesso, tuttavia, la lettura del fatto che esse «li servivano con i loro beni» mi pare abbia autorizzato un certo maschilismo di ritorno, secondo il quale, per la chiesa, le donne sono di fondamentale importanza sì, ma per un certo qual “lavoro di second’ordine”. Se nella cultura antica la donna era buona (soltanto) a fare figli (maschi) e a servire il marito in casa, nella maggioranza delle comunità cristiane cattoliche si ha ancora l’impressione che la donna sia importante perché si occupa di molti servizi tanto necessari quanto secondari: dalla pulizia delle chiese, alla recita del rosario, al catechismo dei bambini, senza mai correre il rischio di sfiorare posizioni di maggior responsabilità.

Non possiamo forzare il testo pretendendo che prescinda dal contesto storico e culturale in cui è stato scritto, tuttavia mi pare difficile non pensare che, prendendo parte all’azione del “servire” con la quale Gesù stesso caratterizza la propria missione, qui il testo ci stia dando un’altra indicazione preziosa: non soltanto le donne non sono escluse dalla buona notizia della nuova società che Gesù è venuto ad inaugurare (il Regno), ma sono chiamate, all’interno della comunità, a condividere la forma più alta di potere e responsabilità che è il servizio appunto, in tutte le forme che esso comporta.

One thought on “L’ALTRO VOLTO DELLA MEDAGLIA Lc 8,1-3

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