La Scuola per e/o a Scuola di…?!

“Prof. Ci hanno detto che non rientreremo tutti perché mancano i banchi!”

Ho fatto trascorrere qualche secondo, probabilmente un minuto, poi mi sono chiesto con loro se a mancare fosse qualcosa o qualcuno.

C’è una crescente attenzione a ciò che hai, affinché sia massimamente confortevole ma soprattutto infinitamente semplice e facilitato nell’accesso e nell’utilizzo. A scuola si rispettano le regole, giustamente si sta molto attenti ad un meticoloso rispetto delle stesse ma il problema è prima e dopo l’orario scolastico.

Gesti di autotutela e per il Bene comune diventano pantomine che lasciano spazio ad una ingiustificabile superficialità. Non fai in tempo ad arrivare al bus, giustamente affollato data l’ora di punta e di uscita per molte scuole, e la mascherina rappresenta un’appendice al pari di un accessorio.

C’è un testo che cito spesso in aula, autori i due sociologi Berger e Luckmann, che si intitola: “La realtà come costruzione sociale”.

Chiedo alle “mie” studentesse ed ai “miei studenti” di interpretarlo, di metterlo in discussione, di destrutturarlo criticandolo, di allenarsi alla nobile arte della Cultura. Convengono sul primo significato immediatamente raggiungibile: la realtà è una costruzione.

Provo ad esemplificare loro questo contenuto con la seguente affermazione:

“Io, dietro ad una cattedra sono un Professore: voi, dietro a dei banchi siete degli studenti; noi, prossimi ad un attraversamento pedonale siamo dei pedoni!”.

Desidero però condividere una riflessione affinché non ci si fermi al reale come costruito e quindi già frutto di una rielaborazione, ma si recuperi la dimensione essenziale che definirei meglio primordiale.

“Prima di essere l’etichetta che ci permette di rientrare a pieno titolo in un vivere sociale codicizzato (ossia fondato su codici comunicativi e non solo, condivisi) siamo Persone, soggetti unici ed irripetibili e per questo dal valore inestimabile!”.

Non c’è sedia né banco che si muovano, un assordante silenzio riflessivo si unisce al suono della campanella, l’ora è finita ma la lezione (di Vita), no.