LA LEGGE DEL MERCATO Lc 19,45-48

In quel tempo, Gesù, entrato nel tempio, si mise a scacciare quelli che vendevano, dicendo loro: «Sta scritto: “La mia casa sarà casa di preghiera”. Voi invece ne avete fatto un covo di ladri».
Ogni giorno insegnava nel tempio. I capi dei sacerdoti e gli scribi cercavano di farlo morire e così anche i capi del popolo; ma non sapevano che cosa fare, perché tutto il popolo pendeva dalle sue labbra nell’ascoltarlo.

Lc 19,45-48

Essere miti e non violenti non significa tacere.

Gesù non se la prende con una categoria di lavoratori che facevano semplicemente il proprio mestiere, anzi svolgevano un servizio utile per la comunità dei fedeli. L’azione di Gesù è un gesto simbolico ispirato a quelli dei profeti d’Israele con cui denuncia un sistema.

Denuncia il sistema che trasforma tutto in merce di scambio. Qui il problema non è il denaro, di cui, come di tutte le cose, si può fare un uso buono o cattivo, il problema è uscire dalla logica mercantile del “do ut des” nella quale era entrata (e tuttora troppo spesso entra) la pratica religiosa.

Ci sono studi interessanti sul fatto che le società umane, prima e più profondamente che sullo scambio si fondino in realtà sul dono, sul gratuito. La presa di posizione di Gesù denuncia un sistema che, dimenticando questo, crea discriminazione e ingiustizia.

Se Dio predilige chi gli offre sacrifici migliori, lo prega di più o si comporta meglio degli altri, allora non è vero che Dio ama tutti allo stesso modo e che tutti hanno uguale dignità e valore davanti a lui, e allora non è vero che tutti hanno gli stessi diritti e che tutte le persone contano in uguale misura.

E infatti nelle società dominate dalla legge del mercato accade proprio così: ci sono pochi che hanno enormi ricchezze e potere e moltissimi che non contano nulla. Questo quadro non corrisponde al “Regno di Dio” che Gesù annuncia; con il suo gesto egli chiede anche a noi di prendere una posizione ferma e di agire in modo deciso e concreto per equilibrare questo sistema.