Incarnazione digitale?! Parliamone…

Prendo in prestito, nel parziale del titolo ed in alcuni contenuti, un tema che ho scoperto grazie alla richiesta di Don Luca Peyron che, in qualità di Responsabile della Pastorale Universitaria per la Diocesi di Torino, mi chiese di presentare una sua pubblicazione intitolata “Incarnazione digitale. Custodire l’umano nell’infosfera”.

Una lettura edita da ELLEDICI che consiglio, se non fosse anche solo per il seguente dato: 7 miliardi di persone per 50 miliardi di oggetti connessi.

Nell’articolo precedente raccontavo di come l’esigenza di stare sempre connessi sia ormai connaturata in una maniera che provocatoriamente si potrebbe definire “patologica”.

Invito però a riflettere sul nostro senso e desiderio di libertà. Ci dava particolarmente fastidio, soprattutto in piena adolescenza, il dover rendicontare alle figure educative di riferimento cosa volessimo fare e dove andassimo.

Oggi basta fare una ricerca a partire dal principale motore di ricerca su un qualsiasi tema o articolo, anche il più strampalato, per poi scoprire che le colonne laterali dei nostri social sponsorizzano proprio quell’articolo/tema.

Scrivete una mail, citate un allegato che vi dimenticate di aggiungere e quando schiaccerete il tasto per l’invio della mail, il dominio mail interagirà con Voi per chiedervi se siete sicuri di voler procedere poiché non risultano oggettivamente allegati aggiunti.

La si potrebbe dire con poche parole: “Siamo controllati!”…esattamente ciò che maggiormente destava i nostri nervi ora avviene in maniera celata e veicolata e non ce ne accorgiamo neanche. Guardo a Giovanissimi e Giovani ed il Binomio è fatto: “Sempre connessi…sempre depressi!”.

Il Mondo digitale che in questo periodo si sta rivelando virtuoso e fondamentale per pratiche come quella della didattica a distanza ed estremamente deleterio quando diventa pratica come quella promossa da influencer piuttosto che da app solo esteriorità e vulnerabilità. In questi ultimi casi compromettiamo non solo la nostra Libertà ma anche la Verità. Tutto distorto, mediato e quindi filtrato non permette lo sviluppo emotivo che sta dietro l’esperienza sensoriale di incontro con l’altro/a o con ciò che ci circonda.

Significativa è la sproporzione tra relazione digitale e relazione reale e su quest’ultima o meglio di quest’ultima c’è un bisogno crescente ed urgente. Si commuovono i ragazzi quando si abbracciano, davanti ad un delicato gesto di affetto come lo è una semplice carezza. Con semplicità nell’ordinario per testimoniare loro che le virtù (intese come naturale predisposizione a compiere il bene) ed i valori (spazi di autoaffermazione di quanto per loro insindacabile) esistono. Nel testo che citavo in apertura vi è un riferimento a McLuhan che in un suo scritto afferma come tutti gli esseri umani siano come attratti dell’idea dell’esistenza di una possibile estensione di sé riprodotta da una materiale diverso da quello stesso di cui siamo fatti.

A noi questo quesito che si fa scelta: “Desideriamo che sia qualcosa di concreto ed informatizzato magari riconducibile ad un algoritmo o puntiamo al fatto che possano essere i nostri sogni?!”