IL VIRUS NON VUOLE INSEGNARE NULLA … MA NOI POSSIAMO IMPARARE DA QUESTA SITUAZIONE

Questo virus non è venuto ad insegnare proprio nulla, è un virus e si comporta da virus, nulla più. Certamente questa epidemia è stata favorita da impostazioni insostenibili delle nostre società e dai nostri stili di vita, ma questo è un “senso” che possiamo attribuirgli noi solo a posteriori.

La versione religiosa di tutto ciò è Dio che manda i castighi per far pentire le persone del loro male, ma, stando ai Vangeli almeno, Dio non si comporta così.

Ciò non significa che il dolore non abbia nulla da insegnare e che dalla sofferenza non ci sia nulla da imparare, ma sono due cose diverse.

Stando ai Vangeli, Dio si comporta come dovrebbe comportarsi chiunque ami in modo adulto: lascia andare, fa spazio, lascia fare e pure c’è, è vicino, non abbandona, sostiene.

E allora non dovrebbe stupire che Dio lasci che il mondo abbia le sue regole, i suoi equilibri e squilibri, le sue mutazioni (virus compresi). E neanche che lasci che l’uomo compia le proprie scelte, organizzi le proprie società e poi raccolga i frutti di ciò che ha seminato, è ciò che chiamiamo responsabilità.

In questo senso questa situazione che ci ha fermati può davvero, e certamente deve, essere una preziosa occasione per rivedere i valori e l’impostazione delle nostre società così dette sviluppate, ma, di sicuro, bisogna farlo senza retorica. Quale prezzo di vite umane e di tragedie legate al collasso economico? Questo non lo si può e non lo si deve razionalizzare o banalizzare in nessun modo.

E allora in che modo Dio è vicino? Certamente non alla maniera di chi scende e mette a posto le cose dall’alto, non lo ha fatto per Gesù in croce, non lo farà neppure ora.

E allora a che serve pregare? Mi piace pensare che pregare non serva a sintonizzare Dio su ciò che sta accadendo, credo che non ne abbia bisogno, che già lo sia. Siamo noi piuttosto che abbiamo bisogno di allenare il cuore a sentire empatia verso i fratelli che soffrono, per chiederci cosa possiamo fare; siamo noi che dobbiamo riflettere sulle storture della nostra società e chiederci qual è la parte a noi affidata per un cambiamento; serve a noi dilatare il cuore per sentire che non siamo soli, che tante persone amano e lottano per un futuro migliore e che il bene che c’è continua ad essere grande (più grande) e a sostenere lo sforzo di chi si impegna senza badare ai risultati o al proprio tornaconto immediati.