IL SIGNORE DEL SABATO Mt 12, 1-8

In quel tempo, Gesù passò, in giorno di sabato, fra campi di grano e i suoi discepoli ebbero fame e cominciarono a cogliere delle spighe e a mangiarle.
Vedendo ciò, i farisei gli dissero: «Ecco, i tuoi discepoli stanno facendo quello che non è lecito fare di sabato».
Ma egli rispose loro: «Non avete letto quello che fece Davide, quando lui e i suoi compagni ebbero fame? Egli entrò nella casa di Dio e mangiarono i pani dell’offerta, che né a lui né ai suoi compagni era lecito mangiare, ma ai soli sacerdoti. O non avete letto nella Legge che nei giorni di sabato i sacerdoti nel tempio vìolano il sabato e tuttavia sono senza colpa? Ora io vi dico che qui vi è uno più grande del tempio. Se aveste compreso che cosa significhi: “Misericordia io voglio e non sacrifici”, non avreste condannato persone senza colpa. Perché il Figlio dell’uomo è signore del sabato».

Mt 12, 1-8

The incomparable Georges Rouault – Where's my paintbrush?

La Bibbia non conta tutta allo stesso modo. I farisei criticano i discepoli di Gesù e, ipocritamente, Gesù stesso, citando la Scrittura, ma Gesù giustifica il medesimo comportamento in nome dello stesso testo Sacro.

Questo può permettere di capire come, nella storia, in nome di Dio e della religione si siano compiute (e si continuino a compiere) azioni meravigliose e altre aberranti. L’interpretazione conta almeno quanto il testo stesso; o meglio non vi è contenuto senza interpretazione (come ha insegnato chiaramente la filosofia del Novecento). E, tra le interpretazioni, non sempre quella ritenuta più “ortodossa” o “tradizionale” è la migliore.

Proprio l’interpretazione infatti, è ciò che rende nuova e quindi scandalosa per alcuni e affascinante per altri, la maniera in cui Gesù parla di Dio. Una scelta di campo ben precisa: non più un Dio che aiuta e protegge chiedendo in cambio per sé obbedienza e servizio, ma un Dio unicamente e totalmente a favore dell’uomo, della sua realizzazione, della sua felicità.

Gesù ha il coraggio di scegliere di Dio e della religione soltanto ciò che contribuisce all’umanizzazione dell’uomo e di dichiarare che questo conta più di tutto il resto, che solo questo corrisponde al volto autentico di Dio e all’autentica religione. In uno slogan ripreso dai profeti: “Misericordia e non sacrifici”. Il cristianesimo non è l’una e l’altra, Gesù ha l’ardita pretesa di togliere una volta per tutte l’ambivalenza (e quindi l’ambiguità) dal volto di Dio: non più padre e padrone, ma soltanto “padre”. In questo senso e soltanto in questo senso, quello di Gesù è l’unico e l’ultimo sacrificio.

L’affermazione finale compendia perciò perfettamente il significato di tutto il brano: Gesù è signore del sabato in quanto ha il coraggio di dare al precetto religioso un’interpretazione autorevole e non ambigua, ma è signore del sabato anche in quanto “uomo” perché deve essere il bene dell’uomo il senso ultimo dell’agire di Dio e della religione. Per dirla con il brano sinottico del Vangelo secondo Marco: “il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato” (Mc 2,27).