IL BUON LADRONE

La quaresima del 2020 sarà sicuramente ricordata a causa di un virus che ha perseguitato e sconvolto le nostre vite distraendoci dalla Pasqua.

Nei vangeli apocrifi si racconta la fantasiosa storia di un brigante buono che, sventata una rapina in pieno deserto, obbligò i due banditi a restituire il maltolto a una famiglia che stava fuggendo da Erode, verso l’Egitto. Fuggiti i banditi, il piccolo Gesù promise al buon brigante che avrebbe ricambiato il favore in futuro.

L’occasione, secondo gli apocrifi, si presentò trent’anni dopo, su una collinetta a pochi metri da Gerusalemme, il monte Calvario.

Matteo, Marco, Luca e Giovanni sono concordi nel testimoniare la presenza di tre croci sul Calvario. Con Gesù erano stati crocifissi anche due ladroni, ma nulla conferma che in passato si fossero già conosciuti. Mentre il popolo stava a vedere e i capi lo schernivano, Matteo scrive che “anche i ladroni crocifissi con lui lo insultavano allo stesso modo” (Mt 27,44).

Dunque, all’inizio, il buon ladrone non era così buono. Terrorizzato da ciò che lo attendeva si unì alle voci di scherno, quasi che, bestemmiando Gesù, riuscisse ad esorcizzare la sua disperazione.

Passato però il primo momento di paura, il ladrone riaprì gli occhi.

“Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: ‘Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!’. L’altro invece lo rimproverava dicendo: ‘Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male’. E disse: ‘Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno’. Gli rispose: ‘In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso’.

Perché un attimo prima lo insultava  e ora lo difende?

Forse perché al coro degli insulti, a cui lui stesso si era aggiunto, Cristo non reagiva, non si difendeva, non replicava con insulti.

Era stupito.

Nel silenzio di Gesù vedeva la propria autentica sofferenza e riusciva ad accettarla.

Quello sguardo nuovo su Gesù gli aveva rivelato che il dolore, invece che allontanarlo da sé, aveva fatto di lui un fratello e di colpo gli aveva creduto.

Quest’uomo forte ma umile, che sopportava in silenzio una sofferenza ingiustificata, poteva davvero essere il Figlio di Dio e allora si abbandonò a lui: “ricordati di me quando …”

La fede era tutta lì: “quando” e non “se”.

Non aveva più alcun dubbio. Era sicuro che fosse così.

È la Pasqua!

Nella nostra preoccupata e tormentata umanità, quando maggiormente ci sentiamo schiavi dei nostri sentimenti meno nobili, proviamo a spogliarci delle nostre difese, della nostra arroganza e a guardare con occhi nuovi la sofferenza di Cristo.

Non potremo che riconoscerci e ritrovarci in lui e forse anche noi sentiremo il desiderio e il bisogno di chiedere con umiltà. “Gesù, ricordati di me”.

Come per il buon ladrone, che ricordiamo il 25 marzo, proprio il giorno in cui tutto è iniziato con il “Sì” di Maria, anche noi riceveremo quella risposta. L’unica in grado di sollevarci dal peso della sofferenza e aprire un futuro di speranza a cui non credevamo più.