“…Hanno treni persi ad una stazione tra cielo e mare…!”

Salgo in macchina, ogni tanto accendo la radio, qualche volta mi affido ad una casuale playlist di Spotify, in altre situazioni apro quell’ormai logorata dal tempo custodia di CD segnati dalle tracce che contengono ed il viaggio diventa non solo andare a lavoro o nei posti quotidiani ma un percorso da me verso gli altri.

Spesso con gli amici ironizziamo sul fatto che ami moltissimo i grandi cantautori della musica italiana in un periodo in cui tutto si fa ed è così tremendamente esterofilo ma frenato da un desiderio oltre che da una nostalgia delle proprie basi che sono radici, nutrimento invisibile ma fondamentale.

Si è cominciato a costruire una barca d’innanzi alla nostalgia del mare lontano, si dice, si lascia o prende una decisione guidata dall’emozione che solo poche volte diviene sentimento.

“Che differenza c’è Prof?!” Tra cosa ho timidamente replicato…”Tra emozione e sentimento!!!” mi ha subito detto uno di quegli studenti che non ti aspetteresti mai (così attento).

Timidamente ho provato a dire che l’emozione è istantaneità adrenalinica, pari all’aumentare del pulsare del sangue nelle vene, un qualcosa che si limita al campo dell’azione e che non implica riflessione.

 Il sentimento è sintesi delle due parole che la stessa contiene, sensus,i e mens, ntis; è un movimento bidirezionale dalla testa al cuore (e viceversa). Difficile quindi innamorarsi e comprenderne la sua prioritaria dimensione riflessiva, illogica se si pensa che la grammatica e l’analisi logica ci portano a dire che riflessivi sono quei verbi che implicano un’azione per la quale “ci bastiamo”.

Un “mistero senza fine bello” direbbe Gozzano il vivere nell’amore continuando l’analisi etimologica del termine innamorarsi e riscontrando così che quell’in-amore altro non è che un complemento di stato in luogo reale e figurato che si traduce anche nella fisicità dell’atto oltre che nel vivere interiore. Semplicistico oggi sentire parlare adolescenti e non di “storie”, di relazioni superficiali a breve/medio termine, di mancata profondità quasi come se la stessa fosse timore, come se quel “Non temere” che troviamo in 365 punti differenti della Bibbia fosse esortazione inascoltata nel nostro agire quotidiano, in mazzo a questo mare infinito, di gente.