ESALTAZIONE DELLA SANTA CROCE

Verso la metà di settembre celebriamo una festa importante, sovente dimenticata.

Paolo stesso, nella lettera ai Galati 6,14, scrive: “Quanto a me, invece, non ci sia altro vanto che nella Croce  del Signore nostro Gesù Cristo, per mezzo del quale il mondo per me è stato crocifisso, come io per il mondo”.

La festa in onore della Croce venne celebrata per la prima volta nel 335, in occasione della dedicazione delle due basiliche costantiniane di  Gerusalemme, una alla Croce e l’altra alla Risurrezione.

Col termine di “Esaltazione” la festa passò anche in Occidente, e a partire dal sec. VII ricordava il prezioso recupero della reliquia ad opera dell’imperatore Eraclio nel 628.

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La celebrazione di oggi ha, invece, un valore ben più alto del leggendario ritrovamento da parte della madre dell’imperatore Costantino.

La glorificazione di Cristo passa attraverso il supplizio della croce. Cristo si sottomette volontariamente all’umiliante condizione di schiavo donandosi a noi e la sua morte è il dono estremo e più grande.

Non avrebbe potuto offrirci niente di più oltre la sua vita e quel dono si realizza nel momento in cui il Padre lo accoglie: è il momento della glorificazione di Cristo.

La morte di Cristo è il passaggio verso il Padre, l’incontro che lo glorifica.

La Croce diventa così il simbolo della religione cristiana.

La stessa evangelizzazione  da parte degli Apostoli sarà la presentazione di “Cristo crocifisso”. E noi, accettando Cristo crocifisso, siamo crocifissi con lui, cioè dobbiamo imparare a portare quotidianamente la nostra croce, sopportando e offrendo ogni giorno le difficoltà che incontriamo, come Cristo che, gravato dal peso della Croce, fu costretto ad esporsi agli insulti della gente sulla via del Golgota. Le sofferenze, che anche noi accettiamo in unione alla sua sofferenza, sono anticipazione della partecipazione alla gloria del Risorto.

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È questa la ragione che ha fatto sopportare tante sofferenze ai martiri cristiani.

Ignazio d’Antiochia prima di subire il martirio scriveva: “La mia passione è crocifissa, non c’è più in me il fuoco della carne. Ora comincio ad essere discepolo … Preferisco morire in Gesù Cristo che regnare dall’uno all’altro capo della terra. Lui cerco, lui che è morto per noi; lui voglio, lui che è risuscitato per noi … Concedetemi di essere imitatore della passione  del mio Dio”.

Parole molto simili a quelle che aveva detto, qualche decennio prima, Paolo ai Galati.

Il 14 settembre celebriamo la festa dell’Esaltazione della Croce, scandalo per i Giudei e stoltezza per i pagani. E per noi?