…e se quello schermo fosse uno specchio!?…

È oggettivamente alienante continuare a vedere il futuro da dietro una bolla di vetro, un po’ come mi capitava quando avevo un bellissimo pesciolino rosso. Poi però, un giorno di lezione universitaria,  durante un corso di pedagogia generale, la docente mi illuminò quando disse che è necessario saltare fuori dall’ordinarietà quotidiana per scoprire l’esistenza di almeno un “altro mondo”.

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Il problema, riferendoci agli ultimi tempi coincidenti con i nuovi modi di fare didattica, è dato dal fatto che per essere nell’agire formativo bisogna creare quel clima educativo definibile in quanto tale solo “in presenza”.

Quale malsana abitudine ci sarebbe stata altrimenti dietro l’ormai storica pratica dell’appello?! Qualsiasi docente trascorse le prime ore di lezione riconoscerebbe i suoi studenti ma quella chiamata, quell’appello appunto, è una dichiarazione ad un palesarsi sia fisico sia più personale.

Siamo questa perfetta totalità e la paradossale necessità dichiarata dagli allievi di ritornare “in scuola” innesca una riflessione che passa anche attraverso le loro pacifiche proteste in questo senso. Certo l’urgenza sanitaria sempre più emergente impone misure cautelative anche a fronte degli enormi sforzi e delle grandi rinunce che si stanno facendo in ogni ambito del settore produttivo e non solo.

Il mese scarso di scuola in presenza post entusiasmo estivo ci aveva dato chiari segnali di necessaria educazione civica nel senso reale più che nella disposizione di un piano teorico.

Le poche misure contenitive sono state sottovalutate per cui la mascherina si indossava da quando si entrava a scuola fino a quando non si usciva con l’interpretazione che in alcuni casi, quando ciascuno era al proprio posto, si potesse anche toglierla se non si interloquiva.

Credo sia necessario gestire nel migliore dei modi il presente per preparare il futuro ed allora bisogna non integrare le giovani generazioni come se fossero un “corpo esterno” quanto piuttosto servirsi dell’interazione per tracciare strade che si facciano percorsi.

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Riflettiamo allora o meglio, mi spiego….Non fermiamoci all’essere riflesso di scene già viste che rassicurano nella certezza della tradizione che le fortifica. Sviluppiamo piuttosto quella precognizione del sé e quindi del proprio agire che sia linfa, sorgente per un nuovo Umanesimo.