…E ora lo vedi, con il tempo tutto sembra avere un senso… (Diodato dixit)

Con il tempo tutto passa ma il tempo passando rischia di non farci trattenere nulla o peggio ancora di farci perdere, tutto. Il tempo pandemico è diventato sempre più non solo occasione di essenzialità ma anche di distanziamento.

L’altra sera ragionavo ancora sulla Verità per quanto preziosa e pregiata nell’essere da sempre impegnati a perseguirla per raggiungerla, seppur totalizzante ed al contempo devastante. Troppe sono le persone che ci hanno lasciato, alcune anche anzi tempore ed altre troppo in fretta; e nell’enorme dinamismo che è dinamicità tipica del moto esistenziale ci si ritrova a dare senza che ci sia richiesto, ed a vedersi tolto senza volerlo. È quello che capita di mezzo, tra queste due apicalità, che si chiama Vita.

Spiace quando un’amicizia a botte di incomprensione diviene distanziamento siderale, così come spiazza quell’amore che per abitudine è sopportazione più che battito di cuore. È innegabile che l’esperienza di tutto ciò che è non-vita e che volutamente definisco così, non volendo ridurre l’argomento alla sola morte corporale (visto che da lei “nessun che vive può scappare” come ben ci ha insegnato San Francesco), ci porta a conoscere il dolore nel suo far rima con l’amore.

Il mistero teologico della passione ne è sintesi magistrale, ma la comprensione tra polarità anche in questo caso estreme chiede la ricerca di un senso a priori, più che la passiva auto-giustificazione a posteriori. Siamo così, purtroppo, estremamente critici ed analitici nei confronti dell’altro, soprattutto se strano o straniero, ma superficialmente sempre capaci di dirci che meglio di quello che siamo e facciamo non avremmo potuto cercare. Ho utilizzato volutamente quell’ultimo verbo all’infinito, perché l’Infinito ci muove in costante ricerca, perché l’attività conoscitiva non è semplicemente un’esperienza teorica quanto piuttosto qualcosa che scontrandosi con l’arido vero fa capire chi si era e/o chi si stava diventando.

Le migliori lezioni, aldilà di quelle falsate da temporanee e passeggere emozioni, irrompono senza preparazione pregressa come se desiderassero coglierci impreparati, quasi come se, attraverso l’esperienza, ridefinissero la stessa come ciò che capita quando si verifica quello che non ti aspettavi. Ci sono sognatori che restano nell’attesa di un ideale lontano, chi si spezza la schiena e con la fatica quotidiana ne va alla conquista, pian piano, così come ci sono generazioni in atto sperse tra un digitale, un imposto e poco spazio per il proposto e le proposte costruite, insieme.

Diodato, nella canzone di cui indico solo alcune parole come titolo di questo contributo fa diventare il Tempo quel vento atto a dare un senso a tutto, ma nel prosieguo della canzone (che caldamente consiglio nell’ascolto integrale) intitolata Fino a farci scomparire, pare arrivi ad un annullamento totalizzante nonostante una ricerca anche di sé e del sé…La fede, che parte dal Tempo e che può persino passare con il Tempo, non arriverà mai a questo scomparire, resterà quell’attendere certo.