Desiderio e potere

Si pensa spesso che le forme religiose a noi più vicine, e il cristianesimo di sicuro, abbiano un sospetto nei confronti del desiderio, considerato sempre negativo e squilibrato.

            Ma i testi biblici confermerebbero questa tesi?

            Nel terzo capitolo della Genesi si narra quello che spesso è citato come “peccato originale”. Nell’interpretazione che abbiamo in testa, l’uomo, dopo aver disubbidito a Dio, viene punito.

            In realtà Dio parla a tre personaggi: dapprima al serpente, che viene in effetti maledetto, costretto a strisciare per terra e a subire l’inimicizia della donna e della sua stirpe (Gen 3,14-15). Qui si può parlare di una vera punizione, in quanto la maledizione divina implica la separazione da Dio di colui che è maledetto. E possiamo a margine far notare che questa maledizione ha delle ricadute interessanti per l’umanità, in quanto Dio sostiene che tra il serpente (simbolo del male) e l’umanità ci sarà inimicizia. Ossia, che gli uomini in fondo sono buoni.

            Ma poi Dio parla dapprima a Eva e poi ad Adamo. E non si cita alcuna maledizione contro di loro. Ad Adamo si dice che tirerà fuori il pane dalla terra con fatica (3,17-19): ma da sempre l’umanità ritiene che riuscire a ottenere pane dalle pietre, per quanto sudando, sia un successo, non una maledizione.

            Ad Eva, poi, dapprima Dio promette molte gravidanze con dolore (3,16), che però comportano di avere molti figli, ciò che, soprattutto nelle civiltà antiche, era il compimento della vita di una donna e gratificazione piena. Anzi, la Bibbia usa i dolori del parto come esempio di un dolore sensato, che si dimenticherà perché porta alla vita (Gv 16,21).

            Entrambe queste “parole” di Dio all’umanità, allora, sembrano l’invito a tenere conto che il bene della nostra vita è legato al male. Dio sembra anche quasi promettere che in ogni caso il male, sulla bilancia, peserà meno (se si hanno figli può valere la pena partorire; se si riesce a mangiare e dar da mangiare, la fatica e il sudore hanno un senso). C’è chi dice che Genesi 3 è il passaggio dall’età infantile, dove tutto sembra bello e promettente (il paradiso terrestre) a quella adulta, dove si sa che c’è un prezzo da pagare per vivere bene… e che però ciò che si ha in cambio vale la spesa.

            C’è però una seconda parola di Dio alla donna, meno chiara, forse, ma inserita in questo contesto chiarissimo: «Verso il tuo uomo sarà la tua teshuqah, ma lui ti dominerà». Teshuqah è un termine pesante, intenso, che ritorna raramente nella Bibbia (uno di questi passi è il capitolo immediatamente dopo, dove nelle parole di Dio a Caino ritornano anche altre parole di questa frase divina… ma ne parleremo semmai in un’altra occasione). Indica un desiderio intenso, profondo. Anche carnale. Se prendessimo questo mezzo versetto da solo, e magari con qualche pregiudizio, potremmo pensare che Eva sia punita con la sottomissione per aver desiderato. Ma dentro a quel capitolo, è chiaro che c’è una parte positiva che però viene macchiata dal negativo che le è legato insieme, sia pure senza spostare in basso il piatto della bilancia… E il negativo è il dominio, mentre ad essere positiva è la teshuqah.

            Non è un caso che in un cantico sognante, in cui si immagina la perfezione, una donna possa dire che «Io sono del mio diletto, e verso di me viene la sua teshuqah» (Ct 7,11). Quando all’amore, alla passione, si risponde non con il controllo, con il dominio, bensì con il desiderio e la passione… si è più vicini al paradiso.