Ciò che sposti…Ha lasciato il segno!

Spesso i ragazzi, gli studenti appaiono al corpo docenti come dei punti, come delle pietre da evitare, dei macigni da spostare e portare da un anno scolastico all’altro, una sorta di fardello che appesantisce la dimensione anche più personale dell’insegnante arrivando a fargli vivere la Sua professione come una punizione. Difficile spiegare quanto l’insegnamento sia invece Vocazione ed in quanto tale totale dedizione che merita una paziente attenzione tipica del migliore Artigiano (del migliore Maestro per chi si professa credente) che si sente al servizio di un’opera d’arte “in divenire”.

La scuola

Lo insegna la pedagogia che ciascuno diviene ciò che è, lo dicono quegli sguardi persi, sognanti, distratti, preoccupati e Vivi che quel “patrimonio umano” volgarmente chiamato gruppo classe diventa “luogo teologico” in cui sperimentare la Bellezza che sta non dietro ma dentro ciascun studente quanto un Insegnante lo intende come un diamante. Come sono indescrivibilmente unici quei diamanti che hanno tutto il loro valore nell’essere plurisfaccettati, tipicamente imperfetti e proprio per questo massimamente deboli ed al contempo lucenti. Li guardo così i miei studenti e le mie studentesse quando ora dopo ora di lezione li chiamo per nome e cerco di ridestarli a quella consapevolezza di protagonismo che sta dietro la loro Storia.

 Hanno bisogno di storie, di testimonianze, di sentirsi ascoltati quando dichiarano tra l’istantaneità di un selfie e l’immediatezza di un commento virtuale la loro nostalgia di presente perché già proiettati nel futuro. Elogiare la lentezza per rifiatare, per osservare e lasciarsi meravigliare e solo così comprendere dove si è, dove si vuole andare affinché almeno “un vento” nelle loro esistenza possano sentirlo favorevole direbbe Seneca.

C’è infine bisogno di Sincerità anche se ormai la stessa è passata nell’immaginario comune come un artificio, quante volte abbiamo sentito dire: “Questi fiori sono così belli da sembrare finti” piuttosto che abbiamo riscontrato il rimanere sbalorditi davanti ad azioni di Bene inaspettate tanto da esclamare: “…Ma l’hai fatto/lo dici davvero?!…”. Sincerità, etimologicamente sine-cera= senza cera, la stessa crea che veniva utilizzata per riperfezionare quelle statue crepate e corrose dal tempo e dalle sue intemperie affinché riapparissero come nuove. Crepe, perfezione, apparenze, vuoti, intemperie nulla di anomalo nel percorso di crescita di un adolescente – e non solo – che in quei “vuoti esistenziali” può imparare da se stesso conoscendoli ed abitandoli.

Quanto è angosciante l’avverbio “profondamente” se lo riferissimo al sentirsi, ad ex., “profondamente in crisi” ma quanto si riempie di piacere al solo pensiero di “sentirsi amati profondamente”. Parole, che come la Parola non solo hanno l’enorme potere di creare ma anche di quello di generare aspettative…Concludo con il rimando al prossimo contributo che conterrà una riflessione attorno al temine “innamorarsi” nella sua insolita declinazione riflessiva vista la necessità di un/a altro/a affinché questo possa realizzarsi.

Lo faccio perché come scrivevo in apertura, capita spesso di sentir accantonato o anche dimenticato un qualcosa che in noi ha già lasciato il segno, già, lo stesso segno che saprà lasciare un vero In-Segnante!