Chiara Lubich, nell’esempio la testimonianza

Quest’anno, mentre in tanti si sono portati avanti tanto nell’invio degli auguri quanto nei “festeggiamenti” entro i limiti dell’autorizzato, personalmente sia in occasione del Natale che per Capodanno ho preferito farlo nei giorni successivi. Mai come in questo periodo quella dell’attesa è diventata un’arte atta a tratteggiare il perimetro dell’essenziale.

Durante quei giorni in tv hanno fatto vedere un film sulla storia di Chiara Lubich ed è stato molto interessante recepirne gli importanti ascolti oltre che l’eco a livello social e non solo. Chiara, a partire da quello che è l’insegnamento già ben delineato all’interno del testo biblico, ha permesso che ci fosse come una “silenziosa rivoluzione” testimoniata dal suo agire che divenne fonte di esempio per coloro che vollero avvicinarsi sempre più a lei, fino a restarle accanto in quello che, seppur faticosamente, divenne il movimento dei Focolari di cui ancora oggi gustiamo il prezioso dono.

Colpisce particolarmente come, già ai tempi in cui Chiara Lubich propose il suo carisma, non vi furono poche difficoltà nel volere fare semplicemente del Bene per Bene. Desta sempre sospetto il principio della gratuità, del disinteresse incondizionato, di quel fattore moltiplicativo che prima comunicavo parlando di Bene X Bene. L’insegnamento cattolico dovrebbe (e sinceramente spiace dover utilizzare ancora il condizionale) essere universale così come l’etimologia della parola richiama, ma talvolta l’insana pretesa di porre se stessi prima e di più al centro di un’azione meritevole vanifica il compiuto stesso.

“Sapersi rendere rapidamente inutili!”, è questo il must con il quale sono stato pedagogicamente formato ed è principio del mio operare in ambito tanto educativo quanto formativo. Bisogna assistere e curare tutte quelle situazioni in cui il contenitore ha deciso di prevalere sul seppur buono contenuto e la testimonianza apportata da Chiara Lubich seppur profondante sofferta è la prova di come davvero l’Amore possa vincere su tutto e su tutti, aggiungerei.

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Riscoprire pagine del passato, compiere quel “cammino a ritroso” come suggerirebbe Huysmans, può aiutare a riscoprire i fondamentali, quei valori utili ad orientare i propri voleri non come copia mal riuscita di percorsi già battuti, ma come inestimabilità nel compiere il proprio, consapevoli dell’essere parte di un piano più grande. Fede e ragione, due ali complementari o meglio complanari per vivere appieno e veramente la propria esistenza, distaccandola dalla mera apparenza e riempiendola di quell’essenza che Plotino filosoficamente ci insegna. Non esistono soggetti che “si siano fatti di soli” è questo non è solo un concetto teologico ma oggettivo, vista la nostra necessità di socialità, di socializzazione, il nostro essere alla ricerca di un’armonia con chi e con ciò che ci circonda.