C’É DIGIUNO E DIGIUNO MT 9,14-15

In quel tempo, gli si avvicinarono i discepoli di Giovanni e gli dissero: «Perché noi e i farisei digiuniamo molte volte, mentre i tuoi discepoli non digiunano?». E Gesù disse loro: «Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto finché lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto, e allora digiuneranno.

MT 9,14-15

Gesù riceve una domanda dai discepoli di Giovanni il Battista a proposito del digiuno. Essi sono accomunati ai farisei nel rispetto di tale pratica e mostrano il loro stupore di fronte alla sua assenza nei discepoli di Gesù. Egli, in realtà, si era dedicato al digiuno alla vigilia dell’inizio della sua predicazione, per quaranta giorni, nel deserto, ponendosi in continuità con alcuni momenti importanti della storia biblica e con alcune sue grandi figure.

Gesù non digiuna come i farisei, per attenersi alle tradizioni, ma in continuità con la storia della salvezza, annunciata dai patriarchi e dai profeti e di cui il popolo dell’alleanza aveva già iniziato a fare esperienza. Il Maestro digiuna come Mosè e come Elia. Ai suoi discepoli chiede di stare con lui, come gli invitati stanno gioiosamente vicino alla sposo. Avranno tempo e modo di digiunare, quando Gesù salirà al cielo ed essi dovranno predicare il Vangelo fino ai confini della terra e come Mosè, Elia e Gesù, si dovranno preparare nel silenzio, nella preghiera e nel digiuno. Ci saranno anche tempi dedicati al digiuno, da quando Gesù, lo sposo, sarà loro tolto, come parte di un nuovo culto, ma non dovrà diventare una semplice pratica religiosa, con il rischio di scadere nella superficialità, se non nell’ipocrisia dei farisei.

Mercoledì delle Ceneri e venerdì santo sono i due giorni ufficiali di digiuno nella chiesa cattolica. Il digiuno delle Ceneri, inizio della Quaresima, ci pone in continuità con la storia della salvezza e ci proietta ad essere meglio disposti alla testimonianza del Vangelo.

Il digiuno del venerdì santo ci fa vivere la tragedia dello sposo che ci è stato tolto, ma ci restituisce l’essenzialità della fede pasquale.

Oggi si parla raramente di digiuno nella chiesa e pochi lo praticano. Altre realtà lo propongono per ragioni di salute e di benessere, ma anche di ricerca spirituale! Tornare ai significati evangelici del digiuno potrà aiutarci a riscoprirlo, come dimensione, come modo di essere e non come pratica. L’assenza di Gesù nella vita del nostro mondo, non ci può portare a digiunare perché lo sposo è stato tolto?

La necessità di predicare e di testimoniare il Vangelo, non ci può portare a prepararci meglio, nel silenzio, nella preghiera e nel digiuno, che sta anche a indicare sobrietà, essenzialità, semplicità?