BEATO PIETRO TO ROT

È appena terminato il mese di giugno con il ricordo dei Santi primi martiri della Chiesa di Roma, quando nella prima settimana di luglio incontriamo Pietro To Rot.

Rakunai, villaggio della Nuova Guinea.

Nel 1898 ci fu una spettacolare cerimonia di battesimo. I primi adulti di Rakunai furono accolti dalla Chiesa e ricevettero la loro rinascita spirituale attraverso il sacramento battesimale.

Tra i battezzati c’era anche il padre di Pietro To Rot.

Quando nel 1912 Pietro nacque, l’atmosfera era pienamente cristiana e con lui iniziava la seconda generazione della giovane Chiesa di Papua Nuova Guinea.

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Pietro rivelò fin da bambino una forte inclinazione all’obbedienza e alla compassione.

Nel 1933 ricevette il diploma da catechista e venne assegnato alla Missione del suo villaggio.

Lavorò intensamente e con grande entusiasmo nell’affrontare i problemi che sorgevano.

A ventiquattro anni si sposò ed ebbe tre figli. Molto attento alla condizione familiare e alla difesa del matrimonio, mantenne una ferma posizione sulla monogamia che gli creò molti nemici. Ma nessuno riuscì a distoglierlo dalle sue convinzioni.

Nel 1942, durante l’occupazione giapponese, tutti i missionari vennero rinchiusi nel campo di concentramento. Rimase solo lui ad occuparsi dell’insegnamento del catechismo e della distribuzione dell’Eucaristia ai malati e ai moribondi.

Venne vietato il culto cristiano e ripristinata la poligamia.

Subito Pietro venne denunciato per aver unito in matrimonio una coppia di sposi provenienti da un altro villaggio, bastonato e internato in un campo di concentramento.

Era spesso visitato in prigione dall’anziana madre e dalla moglie e, in una delle ultime visite, aveva detto alla madre che la polizia stava per inviargli un medico per dargli una medicina, ma lui non capiva, perché non aveva alcun male

Ma tutto fu chiaro all’arrivo del medico.

Un prigioniero testimone raccontò che il medico gli fece un’iniezione, lo fece bere e coricare, poi gli tappò orecchie e narici con del cotone e quando arrivarono le convulsioni gli chiuse anche la bocca perché non vomitasse.

L’agonia fu lunga e penosa e quando morì venne restituito alla famiglia con la spiegazione che era morto per malattia.

Al suo funerale una folla immensa si riversò a Rakunai e la verità del suo martirio venne gridata e, nonostante la presenza della polizia giapponese, ebbe la meglio sui suoi nemici.

Pietro venne sepolto e osannato come un martire.

Il 17 gennaio 1995, il Papa san Giovanni Paolo II lo beatificò

Pietro To Rot è il primo beato autoctono dell’Oceania e si festeggia il 7 luglio.

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Oggi, in Occidente, la sensibilità umana nei confronti di ogni discriminazione e violenza razziale, sessuale, sociale e anche animale si manifesta in piena libertà, a volte con simpatie particolari, più vicine agli orsi che alle pecore del Trentino, ma non ricordo una grande sensibilità per le migliaia di Pietro To Rot perseguitati, torturati e uccisi perché hanno seguito l’insegnamento di un ebreo di nome Gesù, che mai ha dimostrato o predicato violenza contro umani o animali.

L’uomo è davvero una creatura bizzarra!