Avvento ai tempi del Covid-19

Sarà un Natale strano questo, anche l’Avvento lo è. Spesso dico ai miei studenti che “Avvento” è quel messaggio che Dio, pieno di emozione, ha voluto mandare all’umanità ma tradito dalla scrittura intuitiva, poiché in realtà avrebbe voluto scrivere la parola “Avvenimento”. Per arrivare pronti ad un avvenimento la fase preparatoria risulta fondamentale, davanti all’infinita bellezza di una vita che nasce, il mistero che precede la stessa vede nell’attesa il suo compimento.

“Ce n’è troppo di Natale!”, si intitola così una delle narrazioni di D. Buzzati di cui consiglio la lettura, ed è proprio questa l’esclamazione che maggiormente mi sovviene in periodi come questi, in cui chiamati ad un”imposta essenzialità” ci lamentiamo per il mancato esercizio di una tradizionale e radicata ritualità. Si sentono lamenti derivanti da mancati pranzoni, cenoni e regaloni all’insegna dell’abbondanza di cose e persone, esattamente l’inverso del Natale per come è nato.

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Credo che lo stesso, oltre ad essere un’importantissima ricorrenza sia un monito a fermarsi, a fissare fino a quella contemplazione che si fa riflessione. Vivere a 5 sensi per scoprire il Senso, quello che armonizza l’irrefrenabile desiderio del tutto e del chiunque a qualsiasi prezzo. Tendiamo costantemente al di più quasi sconfinando nell’impossibile e raggiunto l’obiettivo previsto sembra non ci basti, mai. L’attenzione che si fa cura fino all’assistenza anche a fronte della più brutale sofferenza è la più perfetta forma di Amore, in altri casi temo sia per lo più “estetica relazionale”, una sorte di “Ti faccio vedere” più che “Scopriamoci”.

Toglie il fiato fino a privare dell’ultimo respiro questo maledetto Covid-19, ed è respirando in una maniera tremula poiché impaurita dal contagio e sospirando davanti a questo parziale esercizio della nostra esistenza che potremo rifiatare riscoprendo quella fora derivante dal sentirsi parte di un tutto, di un progetto più grande che non può vedere in maniera egocentrica in noi, il progetto.

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Gradualmente chiamati a riprendere una dimensione sociale in presenza, a renderci conto dell’altro se non fosse anche solo per mantenerne le distanze preventive ancora urgenti, cogliamo l’importante occasione per fare in modo tale che l’Alt(r)o sia colui che ci aiuta a riportare lo sguardo verso una Fede che si fa Speranza nell’esercizio della Carità.

Così facendo più che solo dicendo, forse davvero sarà un Natale, Buono…

Così quest’anno vorrei giungesse a ciascuno di Voi, il mio augurio!