…A parlare di INFOSFERA ai tempi di (BIO)SFERA EBBASTA!

Incarnazione digitale, sempre connessi ma sempre depressi, in principio era il Verbo, un uovo: 53 milioni di “like tattici”. Si potrebbe andare avanti così, un susseguirsi di neologismi, non più un semplice fluire o rapido divenire ma una immediatezza irraggiungibile, inarrestabile. Penso a whatapp, al suo patologico meccanismo della doppia spunta prima evidenziata poi con possibilità di negare quest’ultima funzione ed il mio sorriso si fa amaro.

Aumenta l’uso di psicofarmaci e derivati soprattutto in età pre-adolescenziale così come il tasso relativo ai suicidi.  Più di 5000 amici sui social e poi morti suicidi per solitudine. Stiamo sbagliando qualcosa, lasciamo che un’indescrivibile maleducazione permetta ai figli di rivolgersi alle loro figure di riferimento asserendo che non devono permettersi di chiedere loro dove siano o cosa stiano facendo ma poi, appena si accede al sociale oggi già più vecchio che ci sia (Facebook) tutto si fa lecito.

Tutto è dato oggi, non vale più la chiedere figurarsi compiere la fatica per prefissarsi obiettivi da raggiungere anche con fatica e rinunce. Provavo a mandare una mail con il dominio più diffuso al Mondo (google) e nel testo esplicitavo che avrei inserito un allegato ma l’ho dimenticato. Appena ho schiacciato “invio” Google è entrato in interazione con me chiedendomi se fossi sicuro a procede poiché parlavo di un allegato non presente. Aumentano in maniero schizofrenica le norme a regolamentare la privacy ma il dato è contrastato da una cultura espositiva ed autocelebrativa che ha dell’impressionante.

Un esempio pratico…la tristissima storia di Amanda Todd. Meno di 10 minuti di video che ti invito a visionare per avere il polso della situazione, per prendere consapevolezza che oggi basta l’esito di un sondaggio su Instagram per non scegliere ma far scegliere ed altri di farla finita. Fin quì la lettura potrebbe superficialmente suggerire una demonizzazione dei social da parte del sottoscritto ma non è questo l’intento…la volontà è sottolineare ancora come strumenti possano diventare armi, come siano loro a “cambiarci” e non semplicemente a cambiare.

Abbiamo bisogno di raccontarci dicevo qualche articolo fa, abbiamo bisogno di Qualcuno, lo de-sideriamo. Già, de-siderare, vivere in assenza e quindi alla ricerca di una stella, di ciò che storicamente illumina e guida, di ciò che non può rimanere contenuto nelle nostre mani, figuriamoci tra un pollice e l’altro, tanto meno quando questo diventa un irreale like.